Le parole fanno male. Dall’Osservatorio italiano sui Diritti la prima “mappa” social dell’intolleranza

Gennaio 29, 2015 Commenti disabilitati su Le parole fanno male. Dall’Osservatorio italiano sui Diritti la prima “mappa” social dell’intolleranza

Da VOX, Osservatorio italiano sui Diritti, associazione no profit nata per fare ‘cultura dei diritti’, arriva la prima la mappatura dei tweet contenenti parole sensibili a rischio intolleranza. Il progetto, che ricalca le orme del modello della Hate Map della Humboldt State University della California, vede coinvolti il Dipartimento di Informatica dell’Universita’ degli studi di Bari Aldo Moro, l’Università degli studi di Milano (Marilisa D’Amico professoressa di Diritto Pubblico Italiano e Sovranazionale), e la Facolta’ di Medicina e Psicologia dell’Universita’ La Sapienza di Roma, con la supervisione di Vittorio Lingiardi, professore di Psicologia dinamica. Il tema dell’intolleranza in Italia, e della correlazione stretta tra l’uso di un certo linguaggio e l’insorgere di episodi violenti, e’ purtroppo oggi di strettissima attualita’. Solo nel 2013, 6.743.000 sono state le donne vittime di abusi fisici o sessuali, 1 gay su 4 e’ stato vittima di violenza (20mila richieste di aiuto pervenute al Gay Center), mentre il 45% dei giovani si considera xenofobo o diffida degli stranieri. In questo scenario, i social network giocano un ruolo non indifferente nell’alimentare sentimenti e parole di intolleranza e di odio verso il prossimo.

Diregiovani ha incontrato, sul tema, il professor Vittorio Lingiardi.

La cronaca ci rimanda quotidianamente notizie su un uso ‘malevolo’ dei social network. Ne sono riprova le misure che hanno spinto Youtube, Facebook e Twitter a intraprendere diverse azioni in difesa dei propri utenti. Dai codici di regolamentazione, alla ‘censura’ e alle segnalazioni alle autorita’ competenti di post, video e commenti. Si puo’ parlare gia’ di ‘deriva’ dell’uso delle piattaforme social?

“Credo che la battaglia per “ripulire” i social network – ma direi tutto cio’ che ci circonda, reale, virtuale o virtualmente reale che sia – dalla violenza, dall’odio o semplicemente dalla stupidita’ che puo’ far male, sia come tentare di svuotare il mare con un cucchiaio. È una battaglia persa. Non e’ una novita’ che i cosiddetti social network spesso funzionino anche come luoghi di evacuazione delle proprie scorie psichiche. Minacce, insulti razzisti, omofobi o sessisti, immagini private pubblicate per vendetta. Ci sono dei ragazzi fragili che si sono uccisi per questo. Dunque fa bene chi se ne occupa a fare come dice l’evangelista Matteo parlando di un’altra “rete” ben piu’ definitiva: “Il regno dei cieli e’ simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando e’ piena, i pescatori la portano a riva. Poi si siedono, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via quelli cattivi”.

Come combinare la tutela dei diritti personali (diritto all’identita’ personale, diritto al credo ed alla confessione religiosa, etc…) con il diritto alla privacy ed all’anonimato?

“Non credo che l’insulto anonimo sia un diritto da tutelare. L’insulto pubblico e anonimo puo’ diventare un’istigazione. Quindi va fermata. Dalla collaborazione tra VOX Diritti – Osservatorio Italiano sui diritti, Dipartimento di Informatica dell’Universita’ di Bari Aldo Moro (Prof. Giovanni Semeraro, Dott. Cataldo Musto) e Dipartimento di Psicologia dinamica e clinica della Sapienza Universita’ di Roma (Prof. Vittorio Lingiardi, Dott. Nicola Carone) ha preso vita una ricerca importante e siamo rimasti favorevolmente colpiti nel vedere che nella nostra stessa direzione si sta muovendo Twitter con l’associazione no profit americana WAM! Abbiamo infatti studiato e geolocalizzato sul territorio nazionale i tweet di insulti che ruotano attorno a cinque grandi dimensioni: razzismo, misoginia, omofobia, disprezzo/derisione per la disabilita’, antisemitismo. È la mappa dell’intolleranza, l’invenzione eterna e feroce del capro espiatorio. A gennaio faremo una conferenza stampa per comunicare i risultati della ricerca, che, le posso anticipare, sono sorprendenti”. 

Discipline come la psicologia sono pronte ad affrontare le sfide derivanti dai nuovi orizzonti tecnologici?

“Da subito la psicologia ha capito che la realta’ virtuale era un luogo da studiare con attenzione. La mole di ricerche in questa direzione e’ enorme, e naturalmente anche il numero di interventi clinici o pedagogici sviluppati in questa direzione. Dall’internet addiction al fenomeno del doxxing (la pratica di pubblicare informazioni personali altrui a scopo intimidatorio), un grande settore della psicopatologia si e’ spostato online. Ma i professionisti della salute mentale non devono limitarsi a curare, devono anche saper prevenire e offrire soluzioni. Anche da questa convinzione e’ nata l’iniziativa “lecosecambiano” che a vari livelli (un sito, un libro, interventi di sensibilizzazione nelle scuole – a Roma in collaborazione con l’Assessorato Scuola, Infanzia, Giovani e Pari Opportunita’) si propone di raccogliere il disagio scolastico legato al bullismo (omofobico e di genere, ma in prospettiva ci occuperemo di ogni genere di vessazione nei contesti scolastici) per promuovere una cultura del dialogo e delle differenze individuali, trasmettendo il messaggio che, appunto, “le cose cambiano”.

[Fonte: DIRE]

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