Google, Facebook, Twitter: cosa sanno davvero di noi ? Contributo alla media education

Dicembre 4, 2014 Commenti disabilitati su Google, Facebook, Twitter: cosa sanno davvero di noi ? Contributo alla media education
Google, Facebook, Twitter: cosa sanno davvero di noi ? Contributo alla media education

A volte è merito dei cookie, i “biscottini” a forma di file che molti siti lasciano nei nostri computer, per poter analizzare la nostra attività quando li visitiamo. Ma spesso siamo noi stessi a concedere ai grandi del web, più o meno consapevolmente, una grande quantità di informazioni. Le nostre ricerche, i nostri gusti musicali, le cose che vorremmo comprare e i viaggi che vorremmo fare. Ce n’è abbastanza per fare un identikit completo delle nostre vite. Scopriamo insieme come.

1. Google e i nostri spostamenti

È forse la cosa più inquietante e sorprendente: Google sa dove andiamo, in ogni momento. Almeno se abbiamo Android sul telefonino e il gps sempre attivato. Il risultato lo si vede in questa pagina: basta scegliere il giorno o i giorni per ottenere una mappa come quella qui sopra e vedere tracciati tutti i propri spostamenti. Certo: il gps si può disattivare. ma serve per usare Google Maps, così molti lo lasciano sempre acceso.
2. Google ads: l’identikit pubblicitario
Il segreto delle pubblicità di Google – i Google Ads – è tutto nell’essere personalizzate e calibrate esattamente sul nostro profilo. Per ricostruirlo Big G usa sia i dati che gli abbiamo volontariamente affidato, su Google+ o Gmail, sia informazioni dalle ricerche che abbiamo fatto da “loggati” ai suoi servizi. Anche su questo c’è trasparenza e basta andare a questa pagina per vedere l’identikit che Google fa di noi, con età, lingue conosciute e la lista dei nostri interessi.
3. Google Search: tutto sulle tue ricerche
A che ora cerchi, in che giorni del mese, cosa come e quando. Inutile dire che un’azienda nata come motore di ricerca ha un capitolo molto dettagliato per analizzare le nostre ricerche e trasformarle in big data. Per l’ennesima volta, c’è una pagina dove poter consultare a posteriori tutte le proprie abitudini.
4. Facebook: tutte le nostre ricerche (e non solo)
Anche Facebook, come Google, tiene traccia di tutto. Gran parte delle informazioni sono nel nostro profilo, ma anche la nostra attività può dire molto. Ecco allora, anche su Facebook, un riepilogo sempre pronto delle nostre ricerche. Disponibile, per chi è iscritto, a questo link.

5. Facebook: tutto sui nostri post

La schermata che vedete qui sopra viene dal sito di Digital Shadow, videogame di Ubisoft che – per il lancio – ha deciso di mostrare a tutti quanto Facebook sappia delle nostre abitudini social. E così si vede anche in questo caso l’orario e i giorni di maggiore attività (a quanto pare, per chi scrive, il martedì), il numero di parole per ogni post (16) e anche una previsione su dove trovarci, in base ai dati della geolocalizzazione. Anche qui, un po’ inquietante.

6. YouTube: la storia di cosa ascolti e cerchi

Poco di nuovo rispetto a quanto già visto: la cronologia è presente anche al cuore di YouTube, dove ogni utente può trovare l’elenco dei video visti (ma solo se li si vede dopo aver fatto login) e anche quello delle ricerche fatte, come qui sopra. Un dettaglio: ogni ricerca è un link e basta cliccare per ripeterla. Un consiglio: per neutralizzare i suggerimenti indesiderati di YouTube, azzerate con regolarità cronologia e ricerche fatte.

7. Amazon e i consigli d’acquisto

Quanto ad algoritmi, big data e uso commerciale efficace delle informazioni, Amazon è notoriamente uno dei migliori del web. Al punto che qualche tempo fa si vociferava che il segreto delle spedizioni super-rapide stia nel fatto che Amazon sa in anticipo quello che vogliamo e calibra le giacenze nei magazzini di conseguenza. Sia come sia, è certo che ogni ricerca fatta e pagina vista sul gigante dell’e-commerce sia ben monitorata. Al punto che, sulla base di tutti questi dati, Amazon provvede a consigliarci cosa dovremmo o potremmo comprare. Non sempre funziona benissimo, come si vede dall’immagine, perché chi scrive in realtà non possiede una Playstation.

8. Groupon: “Sei ancora in tempo…”

Provate a passare un po’ di minuti a contemplare una delle sue offerte e tanto basta: il giorno dopo, se l’offerta non è scaduta, Groupon vi scriverà via email. “Sei ancora in tempo per acquistare questo deal”, recita il messaggio. Una strategia di marketing un po’ aggressiva, e che mostra tutta la potenza dei cookie.

9. TripAdvisor: “Sei ancora interessato?”

Quando si pianifica un viaggio o in genere si fa un acquisto online, capita di mettere qualcosa nel carrello e poi ripensarci. A farlo su TripAdvisor non è facile passarla liscia. O meglio, si finisce per ricevere, a distanza di qualche ora/giorno, un’email per provare a farci riconsiderare la decision

10. Booking.com: “Ti ricordi?”

Anche Booking.com manda la fatidica email di promemoria. “Pensiamo che questo sia un servizio molto utile – si legge nelle regole del sito – perché ti permette di proseguire con una prenotazione senza che tu debba cercare di nuovo la struttura o compilare da capo tutti i dati”.

11. Spotify: “Ti potrebbe piacere anche…”

I gusti musicali sono tutt’altro che una scienza esatta, eppure uno dei segreti di Spotify è l’algoritmo che collega tra loro artisti, dischi, brani e genera dei suggerimenti in base ai nostri ascolti. Se ti piacciono gli R.E.M. potresti voler provare i Counting Crows. Se hai ascoltato questo brano dei Radiohead potresti voler sentire anche l’ultimo album. E così via. In cantiere – ma per ora usato solo dai dipendenti e in fase di test – Spotify avrebbe anche un nuovo algoritmo capace di captare in tutto e per tutto i gusti degli utenti e trasformarli in una top-10 di album che li rappresentano. Si chiama Nestify e secondo il giornalista americano Whalt Hickey, funziona eccome.

12. I suggerimenti di Twitter

Se qualcuno che non segui è seguito da qualcuno che segui, allora anche tu dovresti seguirlo. La logica può sembrare contorta, e forse lo è, ma riflette esattamente il modo di Twitter di ragionare. In base a chi segue chi segui, il social network dell’uccellino blu elabora a sua volta dei suggerimenti, come quelli qui sopra. Non solo: come sa chi ha attivato le notifiche sul cellulare o via email, Twitter si preoccupa di segnalarci ogni volta che un utente o un tweet riceve molta attenzione da chi è nelle nostre cerchie.

By STEFANO RIZZATO (La stampa)

 

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