DIRETTA ON LINE PER IL GIORNO DELLA MEMORIA: INCONTRO CON I TESTIMONI

Gennaio 19, 2015 Commenti disabilitati su DIRETTA ON LINE PER IL GIORNO DELLA MEMORIA: INCONTRO CON I TESTIMONI
DIRETTA ON LINE PER IL GIORNO DELLA MEMORIA: INCONTRO CON I TESTIMONI

I RAGAZZI INCONTRANO I TESTIMONI – DIRETTA ON LINE PER IL GIORNO DELLA MEMORIA

In occasione del XV Giorno della Memoria, l’Associazione Figli della Shoah, organizza un incontro per studenti con i testimoni presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano, il 27 Gennaio 2015 dalle ore 10.30 alle ore 12.00, con Liliana Segre Testimone della Shoah; introduce Ferruccio de Bortoli Presidente Memoriale della Shoah di Milano e Direttore del Corriere della Sera.

Sarà possibile assistere alla Testimonianza collegandosi al sito de ilSole24 ore:

www.ilsole24ore.com

E’ possibile richiedere i DVD delle Testimonianze  del Sig. Sami Modiano , e della Sig.ra Goti Bauer sopravvissuti alla Shoah, richiedendoli all’Associazione Figli della Shoah

info@figlidellashoah.org
www.figlidellashoah.org

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27 gennaio 2015, Giornata della Memoria dell’Olocausto

L’Intervento di Mario Tronti al Senato

TRONTI. Signora Presidente, colleghi, settant’anni fa, di questo giorno, l’Armata rossa entrava nel campo di Auschwitz, compiendo un atto storico di liberazione umana. Il ricordo resiste straordinariamente al tempo; è la forza dirompente del passato che non passa.

Sono ancora tra noi, sparsi e nascosti nelle pieghe dell’Europa, gli ultimi rari protagonisti che, con le lacrime agli occhi, parlano di come la loro infanzia e adolescenza fu violentemente colpita da quella tragica esperienza.

Primo Levi, nell’intervista a Enzo Biagi per Rai Uno del 1982, alla domanda su come quell’esperienza aveva cambiato la sua visione del mondo, risponde: «Questa esperienza mi ha insegnato molte cose, è stata la mia seconda università, quella vera. Il lager mi ha maturato, non durante, ma dopo, pensando a tutto quello che ho vissuto». C’è questa differenza tra il ricordo e la memoria.

Il ricordo è del singolo e riguarda la sua individuale esperienza. La memoria invece è un fatto collettivo e può essere definita anche come memoria sociale. Questo concetto lo ha elaborato Aby Warburg, il grande studioso tedesco del Rinascimento italiano. Il suo progetto di atlante della memoria mirava alla scopo di rendere il passato fruibile per il presente. Il termine greco di memoria,mnemosyne, è il nome che indica la madre delle nove muse.

Si è discusso a lungo in questi anni sull’utilità e sulla opportunità di questa Giornata della Memoria. Qualcuno ha voluto vederci un modo un po’ ipocrita – è stato richiamato anche da chi mi ha preceduto – di scaricarsi la coscienza da orrori che in quel tempo non abbiamo saputo evitare. Sbagliano costoro. Questo nostro è un tempo smemorato, prigioniero dell’immediatezza di un presente, che non a caso viene considerato come ormai eterno.

È compito delle istituzioni, della politica, della cultura tenere il filo della continuità storica nella trasmissione di eredità da una generazione all’altra.

È di oggi la notizia di un sondaggio che vede l’81 per cento dei tedeschi reclamare uno schlussstrich, un tratto di penna che cancelli la memoria dell’Olocausto.

La giornata di quest’anno viene poco dopo i fatti di Parigi; quel grido che troviamo alla fine di quel grande libro, che è «La linea d’ombra», e che Joseph Conrad mette in bocca al protagonista di tanti eccidi («l’orrore, l’orrore!»), è ancora attuale.

Il tragico non è scomparso dalla storia, forse non scomparirà mai. Le forze democratiche, nel loro ottimismo, a volte anche nel loro buonismo, che vede e vuole vedere l’inarrestabile progresso dell’umanità verso il meglio, sembra rimanere ogni volta interdetta e incredula che l’orrore si possa ripetere. Ma così si fa trovare impreparata alla giusta reazione. Non è che con «Je suis Charlie» che si sconfigge il terrorismo. Non esiste il male assoluto, non c’è un male metafisico: questo sì sarebbe incurabile.

Non possiamo ripetere, con Primo Levi, la sua terribile frase «C’è Auschwitz, quindi non può esserci Dio». C’è un male sempre storicamente determinato, che bisogna andare a colpire alla radice con le armi della politica, con l’intervento delle forze sociali organizzate. Il tragico della storia può essere efficacemente combattuto soltanto dalla potenza della politica.

Ma non voglio concludere con questi accenti tenebrosi. I campi di sterminio in realtà illuminano anche un’altra faccia, un altro volto dell’umano. E’ di questi giorni l’iniziativa di presentare all’Auditorium di Roma brani di musica composta nei campi, non decine o centinaia ma, pare, addirittura migliaia di piccole partiture, scritte su fogli precari, strappati, e per fortuna salvati; potremmo dire sommersi e salvati, secondo una formula nota. È vero dunque che la musica è tra le forme d’espressione che più rispecchia il profondo dell’animo, e questo tanto più nell’esperienza del dolore e nella minaccia della morte.

Nella Giornata della Memoria è bene evocare quelle figure che attraversano l’orrore quasi con le ali dell’angelo. Etty Hillesum, che proprio ad Auschwitz, nei suoi diari, scrive quel pensiero stupendo: «Quando si ha una vita interiore poco importa dove ci si trova». Edith Stein, finissima intellettuale, fenomenologa, allieva di Husserl, che con le sua fede ritrovata va incontro serena alla morte, avanti agli altri. Figure di donna. Simone Weil, che è come se fosse caduta anche lei nell’orrore, quando quasi si lascia morire, per non vedere quello che sta succedendo.

Qui è la speranza nell’indistruttibilità dello spirito umano, che vince sempre alla fine sulla violenza perché rimane nella storia oltre la violenza. 

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