Esistenze sotto assedio

Novembre 14, 2015 Commenti disabilitati su Esistenze sotto assedio
Esistenze sotto assedio

Costituzione della Repubblica italiana – Articolo 11

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo”.
“Chi sente soltanto il profumo di un fiore, non lo conosce, e nemmeno lo conosce chi lo coglie solo per farne materia di studio”
Johann Christian Friedrich Hölderlin

Oggi, portare la guerra nelle metropoli è come mettere una bomba alla stazione di Bologna. È un atto di terrore per disorientare. Su quest’atto, complottismo e islamofobia prospereranno.

L’attacco contro Parigi permette di prendere in ostaggio milioni di persone di confessione musulmana in Francia e in Europa, come se fossero tutti loro e solo loro corresponsabili.

Le immagini che arrivano in diretta da Parigi sono inquietanti.

Non solo per la crudeltà riversata nei locali, nelle strade, nei non-luoghi di aggregazione di massa come lo stadio di una normale capitale europea, ma anche per l’obiettivo scelto – la popolazione non in armi -, le presunte motivazioni, la canea che si è scatenata immediatamente dopo.

Tutto accade senza mettere, in realtà, pragmaticamente, in discussione l’antefatto tecnico, piuttosto che politico-culturale, della tragedia umana in corso: la produzione e la vendita di armi (*), fenomeno economico anch’esso spiegabile, del resto, in chiave storico-economico-politica, poiché rinvia al modello di società terribile nella quale viviamo ed alle forme egemoni di coatta relazione tra esseri umani che tale modello genera.

Detto questo, non possiamo esimerci dal dire che l’attacco assassino è assolutamente funzionale ad una idea di destabilizzazione che ricorda la strategia della tensione. L’ISIS lo abbiamo potuto conoscere dopo l’avanzata in IRAQ e in KURDISTAN. Soprattutto abbiamo imparato a conoscerlo attraverso la resistenza kurda che lo combatte da anni e che nella città di Kobane lo respinge indietro, con il timido aiuto delle potenze occidentali. L’ISIS gode del supporto (più o meno velato) del Governo turco. Il suo uso in funzione anti-ASSAD è pressoché dimostrato. Ma la cosa più sconcertante è l’afflato politico con il quale i rappresentanti eletti nei Parlamenti italiano ed europeo si scagliano contro l’ISLAM inteso sempre come il diverso da combattere, auspicando misure sempre più restrittive e fasciste. Non è affatto vero che “politiche fasciste” possano aver la meglio sui neofascismi che si camuffano per culture religiose.

C’è una perversa analogia strutturale tra autoritarismi europei, americani e russi – fatti anche di misure economiche liberiste  – e quelli feudali ed intagralisti espressi, negli ultimi anni, dal Califfato.

La lotta dei Kurdi in SIRIA, in IRAN, in TURCHIA, la resistenza a Kobane, il processo politico libertario e egalitario in Rojava, ci forniscono sicuramente una chiave di lettura utile che supera l’emergenza e lo sconcerto legato ad una “normale” serata europea inondata dal sangue.

Per l’Ufficio stampa: Prof. G. Dursi

[In rappresentanza di chi la pensa in modo diverso, fomentando probabilmente diverse reazioni rispetto alla problematica in questione, mettiamo a disposizione il seguente link al lungo intervento di Oriana Fallaci “La rabbia e l’orgoglio“, pubblicato  il 15 Settembre 2006 sul sito del CdS.it

(*) L’industria bellica è un business ben sviluppato e redditizio per moltissimi paesi, soprattutto Stati Uniti (30% del mercato mondiale nell’esportazione di armi negli ultimi 10 anni), Russia (26%), Germania (8%), Francia (7%), UK (4%), Italia (2% – Per avere un’idea della produzione italiana di armi: Link), Israele (2%), Svezia (2%) e Ukraina (2%). Lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) ha stilato un elenco delle 25 case belliche più grandi al mondo dell’anno passato. Il SIPRI possiede un grande numero di dati – si chiama Arms Industry Database – che riguardano informazioni finanziarie e numero complessivo di lavoratori di tutte le industrie belliche del pianeta. Nella raccolta compaiono quasi tutti i paesi, eccetto uno, che di armi in realtà ne produce eccome: la Cina (4%). Per quanto concerne la Repubblica Popolare, infatti, c’è una “mancanza di trasparenza nella produzione di armi” che impedisce un’informazione corretta e veritiera. Nella classifica, compare ufficialmente anche l’Italia (in un documento della Camera dei Deputati si legge che la spesa dello Stato Italiano per il mercato delle armi è stato di 14.410.000.000 € nel 2013 prevedendo un aumento fino a 14,5 Bilioni di Euro per il 2014 e 2015). Ecco la top ten.

Thales – Francia / United Technologies – USA / Finmeccanica – Italia / Airbus Group (EADS) – Europa / General Dynamics – USA / Northrop Grumman – USA / Raytheon – USA / BAE Systems – UK / Boeing – USA / Lockheed Martin – USA

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