70° anniversario della Repubblica e del voto alle donne in Italia

marzo 1, 2016 Commenti disabilitati su 70° anniversario della Repubblica e del voto alle donne in Italia
70° anniversario della Repubblica e del voto alle donne in Italia

Quest’anno si celebra il settantesimo anniversario della Repubblica Italiana e, contestualmente, il settantesimo anniversario del voto alle donne in Italia: il 2 giugno del 1946 nasceva la nostra Repubblica e milioni di donne italiane, per la prima volta, andarono tutte assieme alle urne per esprimere il loro voto. Nell’aprile del 1945 si era costituita la Consulta che ebbe il compito di elaborare una legge elettorale per l’Assemblea costituente. Nella Consulta entrarono 13 donne, invitate dai partiti, ed era la prima volta che una rappresentanza femminile faceva parte di un organismo politico nazionale. Tra il marzo e l’aprile del 1946 le donne votarono la prima volta in 5 turni di elezioni amministrative. La partecipazione alle urne fu altissima e furono elette duemila donne nei consigli comunali. Alle elezioni del 2 giugno 1946 furono elette le prime ventuno parlamentari, le “Madri Costituenti” e cinque di loro entrarono nella “commissione dei 75”, incaricata di scrivere la Costituzione: Maria Federici, Angela Gotelli, Tina Merlin, Teresa Noce e Nilde Jotti. Repubblica_italiana-280x300

Si ritiene che l’anniversario che ci si accinge a celebrare rappresenti l’occasione per riscoprire le figure delle Madri Costituenti e nello stesso per ripercorrere la storia dell’affermazione dei diritti delle donne, una storia non ancora conclusa, ma che è stata portata all’attenzione del mondo dalle conferenze mondiali dell’ONU che hanno indicato le donne come il primo soggetto per i cambiamenti del mondo nel segno dello sviluppo, dell’uguaglianza, della pace. Per questo è stata depositata una mozione e che si allega con l’auspicio che si possa farne occasione di riflessione e di confronto.

Dal Corpo delle donne, il documentario che nel 2009 metteva con clamore sotto accusa la tv italiana e i messaggi sessisti, Lorella Zanardo non si è più fermata. Promuove il miglioramento della condizione della donna con un programma praticamente quotidiano nelle scuole, viaggiando da Nord a Sud, ascoltando gli adolescenti e provando ad educarli sul fronte dei media. Il 70/mo anniversario del voto delle donne italiane , che ricorre il 10 marzo, è ”un’occasione gioiosa per parlare di diritti”, dice in un’intervista all’ANSA la docente. (Di Alessandra Magliaro)

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”Frequento i giovani, dai 14 ai 19 anni praticamente ogni giorno, e non solo non conoscono questa ricorrenza ma non possono neppure immaginare che c’è stato un passato recentissimo senza possibilità di far votare le donne. Colmare questa, come altre, lacune è importantissimo: non c’è futuro se non si storicizza perchè senza conoscere il passato c’è il rischio che non si apprezzi il presente e non si cerchi di migliorare”, afferma la Zanardo.

Il 3 marzo, proprio in vista del 10 marzo, la Bim – Cinema di Valerio De Paolis farà uscire in Italia Suffragette, il film che ripercorre la storia coraggiosa e drammatica dell’emancipazione femminile in Gran Bretagna che portò alla conquista del voto nel 1918. Diretto da Sarah Gavron, interpretato da Carey Mulligan e con Meryl Streep nel ruolo della leader Emmeline Pankhurst. ”Ho chiesto una copia del film per il mio tour nelle scuole ‘Suffragette 2.0′ – racconta la Zanardo – quella storia emozionante è uno spunto bello per partire con i ragazzi. Dobbiamo festeggiare questo anniversario senza avere toni ‘vittimistici’, nè un passato da coprire. Ai giovani che incontro dico: pensate le vostre antenate quanto sono state coraggiose”.

Le donne e il voto, assurdo pensare che è una cosa raggiunta 70 anni fa: per questo e per altri temi relativi alla questione femminile in Italia ci vuole un percorso da fare fino in fondo. ”Ci vuole consapevolezza dei diritti, ci vuole conoscenza delle conquiste fatte e orgoglio per questo e ci vuole una battaglia vera sul gap economico perchè non si può accettare che a parità di incarichi e ore di lavoro i salari siano del 30-40% inferiori ancora oggi. Questo – spiega la Zanardo – è un traguardo importante: l’autonomia salariale significa autodeterminazione. Avere indipendenza economica è ancora oggi la cosa fondamentale per l’uguaglianza tra i sessi, nei rapporti familiari e di lavoro. Inutile meravigliarsi di tanta violenza domestica se non ci si può ribellare per mancanza di autonomia economica o di tassi di nascita ai minimi storici se le condizioni di lavoro non permettono di fatto la maternità. E poi lascio per ultimo il mancato rispetto della 194, ormai una ipocrisia terribile con il 70% di media del paese con obiezioni di coscienza sull’interruzione di gravidanza e in alcuni regioni e ospedali, Milano inclusa, del 100%. Su questa cosa bisogna fare una battaglia di civiltà enorme, una battaglia che non riguarda solo le donne”. Donne

La cittadinanza attiva, anche con le giovani generazioni protagoniste, può fare tantissimo puree nel percorso femminile. ”Alle mie giovani adolescenti dico sempre: scrivete mail o fate social bombing, educato e firmato – conclude – quando vedete immagini sessiste, mancato rispetto della figura femminile o soprusi. Protestate protestate qualcosa accadrà. L’empowerment, ossia il processo di crescita, di miglioramento, è nelle nostre mani”.

Foto racconti

  • Anna Magnani mentre vota
    Settant’anni fa il primo voto delle donne in Italia – FOTO –

    Filomena Delli Castelli (1916-2010)
     Filomena Delli Castelli, nata a Città Sant’Angelo, Pescara, il 28 settembre 1916 è stata una delle principali esponenti del movimento cattolico italiano durante il fascismo.

    Eletta all’Assemblea costituente nel 1946, e poi alla Camera dei deputati dal 1948 al 1958, viene eletta sindaco del comune di Montesilvano dal 1951 al 1955.
    Di origini modeste, il padre per mantenere la famiglia era emigrato in America,  Filomena Delli Castelli frequentò dapprima le magistrali per poi laurearsi alla Cattolica di Milano.
    Esponente di spicco del movimento giovanile dell’Azione cattolica continuò a seguire il movimento anche in ambito universitario fino a diventarne dirigente.

    Poco dopo lo scoppio della guerra si trasferì con la madre a Roma, dalla quale fuggirono per scampare ai bombardamenti e recarsi a Montesilvano, in provincia di Pescara, dovè iniziò a insegnare presso l’Istituto magistrale. Terminata la guerra fondò nel paese natale una sezione della Democrazia Cristiana, con l’appoggio del parroco e del preside dell’Istituto magistrale.
    Molto attiva all’interno delle iniziative della sezione, organizza una manifestazione alla quale intervennero due importanti dirigenti nazionali della DC, Giuseppe Spataro e Mario Cingolani.
    Grazie al suo brillante impegno divenne segretaria provinciale del Movimento femminile del partito e alla fine del 1945 prende parte al congresso provinciale della Dc di Pescara, all’interno del quale il suo intervento fu molto apprezzato da Cingolani, che la sollecitò a trasferirsi a Roma per seguire il Movimento femminile nazionale.
    Trasferitasi a Roma, si afferma sempre di più come una delle prime donne di spicco all’interno della politica nazionale e lavora nell’ufficio stampa del presidente del Consiglio, collocato presso il ministero dell’ Interno, proseguendo, comunque, l’attività politica nella propria regione.
    Angela Maria Guidi Cingolani, delegata nazionale del Movimento femminile della DC, la invita a candidarsi all’Assemblea costituente in rappresentanza dell’Abruzzo; svolse quindi la campagna elettorale nella propria regione, tenendo testa alle contestazioni dei militanti degli altri partiti, che non le risparmiarono il fatto di essere una delle poche donne presenti nelle liste dei candidati alla Costituente, una scelta tanto più coraggiosa, la sua, se si pensa all’arretratezza della condizione femminile in Italia in quel periodo e in particolar modo in Abruzzo.

    Le donne presenti nella Costituente erano ventuno: nove comuniste, nove democristiane, due socialiste e una dell’Uomo Qualunque. La giovane età, la preparazione e l’essere donna la resero oggetto dell’interesse politico di Nilde Jotti e Concetto Marchesi, che le chiesero più volte di passare nelle loro file.
    Determinante fu il suo impegno, accanto alle colleghe degli altri schieramenti, affinché nella Costituzione venisse affermata la parità tra donne e uomini in tutti i settori, sia nella famiglia, sia nel mondo del lavoro.

    Nel 1951 Filomena Delli Castelli si candidò alle elezioni comunali e venne eletta sindaco di Montesilvano, a quel tempo un piccolo paese di 7400 abitanti. Si impegnò alacremente per la sistemazione della periferia, della rete dell’acqua potabile, delle strade e dell’illuminazione pubblica e per la ricostruzione del mattatoio; migliorò la funzione della riscossione dei tributi e delle tasse comunali e aumentò lo stipendio ai dipendenti comunali. Il suo sogno sarebbe stato quello di sviluppare la vocazione turistica del paese valorizzandone il lungomare con il meraviglioso viale costeggiato da olmi secolari che univa Montesilvano a Pescara, prevedendo la costruzione di nuovo abitazioni verso la collina interna, collegandolo alle nuove case attraverso grandi viali alberati sul modello dei boulevard francesi.
    Filomena Delli Castelli è mancata ai suoi cari pochi mesi fa il 22 dicembre 2010 all’età di 84 anni.

    Fonti: Storie di Sindaci per la storia d’Italia (1889-2000), O. Gaspari, R. Forlenza, S. Cruciani; Donzelli, 2009

    Scheda sul sito della Camera

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