Iniziative per contastrare l’ignoranza digitale – Tecnica: Forme di conoscenza e di costruzione del mondo

Dicembre 8, 2016 Commenti disabilitati su Iniziative per contastrare l’ignoranza digitale – Tecnica: Forme di conoscenza e di costruzione del mondo
Iniziative per contastrare l’ignoranza digitale – Tecnica: Forme di conoscenza e di costruzione del mondo

Ciclo di lezioni – Settembre – Dicembre 2016 

venerdì 30 settembre 2016 ore 17.30
Culture sociali dell’innovazione
Le svolte concettuali oltre le nuove tecnologie
Massimiano Bucchi
Professore di Sociologia della scienza – Università di Trento

venerdì 07 ottobre 2016 ore 17.30
Il governo della razionalità
Tecnica e politica nel mondo contemporaneo
Carlo Galli
Professore di Storia delle dottrine politiche – Università di Bologna

venerdì 14 ottobre 2016 ore 17.30
Il limite delle tecniche
Conoscenza intellettuale e sapere pratico nella filosofia greca classica
Franco Ferrari
Professore di Storia della filosofia antica – Università di Salerno

venerdì 21 ottobre 2016 ore 17.30
Il telescopio di Galilei e la rivoluzione scientifica
Michele Camerota
Professore di Storia delle scienze e delle tecniche – Università di Cagliari

venerdì 04 novembre 2016 ore 17.30
Un sapere sociale
Progresso, scienze e tecniche tra Settecento e Ottocento
Giuliano Pancaldi
Professore di Storia delle scienze e delle tecniche – Università di Bologna

venerdì 18 novembre 2016 ore 17.30
L’anima e la tecnica
Nuove responsabilità e rispetto del vivente
Vito Mancuso
Teologo e filosofo

venerdì 02 dicembre 2016 ore 17.30
Le emozioni delle macchine
Forme di interazione tra umano e robot
Daniele Mazzei
Ricercatore – Università di Pisa

NOTE SUL CICLO

La questione della tecnica, benché si sia imposta nella riflessione filosofica solo in epoca moderna e contemporanea, ha le proprie origini nella cultura classica. Nel mondo greco, dove vige una rigida separazione tra i ruoli sociali e in cui la forza lavoro è affidata esclusivamente alla manodopera servile, si afferma la superiorità della vita contemplativa sulla vita attiva con la conseguente svalutazione della tecnica a favore del sapere intellettuale. In questo contesto le tecniche rappresentano spesso il livello più basso tra le forme di conoscenza, dal momento che il lavoro manuale, identificandosi con la capacità di riprodurre in modo artificiale la natura, non è considerato un’attività libera, frutto della creatività umana, ma un’impresa dettata dalla necessità e strettamente dipendente dai principi naturali. Se ancora nella cultura dell’Alto Medioevo persiste il pregiudizio sulla negatività del lavoro artigianale e le arti liberali sono ritenute le uniche indispensabili per la formazione del sapiente, a partire dal XII secolo si assiste a una prima riabilitazione delle attività manuali. Grazie al parziale affrancamento dalla schiavitù e all’introduzione di rilevanti perfezionamenti tecnici, si impongono nuovi mestieri e nuove professioni che, aspirando a un riconoscimento sul piano sociale ed economico, si organizzano in confraternite e arti.

Tuttavia è solo in epoca moderna, tra la seconda metà del Cinquecento e il Seicento, che si afferma una diversa concezione del lavoro manuale e del sapere tecnico, a cui si accompagna anche una rivalutazione delle arti meccaniche. In contrasto con la tesi aristotelico-scolastica, queste ultime iniziano a essere considerate come una forma di conoscenza dei processi della natura. La macchina, a sua volta, diventa un modello esplicativo sia per il funzionamento dell’universo fisico e dell’organismo umano sia per la filosofia politica e la nascita dello Stato. Il processo di collaborazione tra sapere tecnico-artigianale e sapere teoretico è anche la condizione essenziale per lo sviluppo di una scienza, come quella galileiana, fondata non più sulla contemplazione disinteressata della verità, ma sui criteri della sperimentazione e della verificabilità empirica. Nel Settecento l’interpretazione meccanicistica del reale si estende a tutte le scienze umane e si trasforma in un programma di ricerca coerente, che trova la sua espressione più importante nell’impresa dell’Encyclopédie di Diderot e d’Alembert. Il grande sviluppo della scienza e della tecnica però si verifica un secolo più tardi, grazie a una serie di trasformazioni radicali che investono le società europee: tra queste, la specializzazione disciplinare, la professionalizzazione della figura dello scienziato e l’affermazione di centri e di istituzioni di ricerca. Con l’avvento della società industriale, inoltre, la tecnica diventa essenziale per l’affermazione della produzione capitalistica su larga scala e della divisione del lavoro. Già agli occhi dei contemporanei, e più ancora nel Novecento, questa crescente penetrazione dell’innovazione tecnica appare come un processo ambiguo, in cui è arduo scindere le opportunità dai rischi.

Da una parte infatti la fiducia nel progresso e l’entusiasmo per l’innovazione hanno portato a considerare la tecnica come lo strumento capace di garantire all’essere umano la liberazione dai bisogni materiali e il miglioramento della propria condizione. Dall’altra parte le esperienze del Novecento – le guerre mondiali, il timore di una catastrofe atomica, il pericolo di un imminente disastro ambientale e la diffusione pervasiva dei mezzi di comunicazione di massa e delle tecnologie dell’informazione – hanno contribuito a caratterizzare il dominio della tecnica come una sottomissione dell’individuo a un meccanismo impersonale e disumano.
La finalità principale del ciclo di lezioni del Centro Culturale della Fondazione San Carlo consiste nell’affrontare l’interpretazione del ruolo della tecnica nella cultura occidentale, sia in una prospettiva storica, sia in riferimento alla comprensione delle dinamiche sociali, economiche, politiche e scientifiche del mondo contemporaneo, utilizzando uno sguardo di lungo periodo in grado di coglierne la complessità. Ciò che infatti ha accomunato sostenitori e critici della tecnica è l’aver ipotizzato un suo legame inscindibile con la modernità, l’epoca durante la quale la teoria e la prassi si fondono nell’ideologia del progresso e in cui la razionalità inizia a essere concepita in senso strumentale, come un mezzo per il dominio della natura e dell’essere umano. Tale atteggiamento ha condotto talvolta a una visione unilaterale delle tecniche, incapace sia di cogliere le differenze esistenti tra di esse, sia di mettere in discussione i criteri, e non di rado i pregiudizi, con i quali la tradizione umanistica ha guardato al mondo della tecnologia. Solo di recente si è messo in evidenza come la tecnica sia anzitutto un insieme di azioni e pratiche sociali, frutto di visioni culturali, di interessi economici e di potere, dell’interazione tra attori diversi e di scelte talvolta inintenzionali, con ricadute sull’intera collettività. A partire da tale constatazione, si apre pertanto la possibilità di un ripensamento dei rapporti tra cultura tecnico-scientifica e cultura umanistica.

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