Consapevole inconsapevolezza. Communication vs comunicazione

febbraio 28, 2017 Commenti disabilitati su Consapevole inconsapevolezza. Communication vs comunicazione
Consapevole inconsapevolezza. Communication vs comunicazione

La comunicazione pubblica istituzionale è attività del comunicatore. L’informazione è attività del giornalista. I rapporti di carattere politico–istituzionale con gli organi di informazione, di diretta collaborazione con l’organo di vertice dell’amministrazione, è attività  del portavoce.

Così si sviluppano i ruoli per le attività di comunicazione e di informazione delle Amministrazioni pubbliche dettati dalle norme nazionali.

Ebbene, ancora oggi, qualcuno non conosce (o dice di non conoscere) le regole,  non ha contezza sulla differenza fra comunicazione e informazione, non distingue le funzioni e architetta situazioni che gli sembra possano aggirare le leggi.

Comunicazione Pubblica” insieme ai soci e colleghi, “presidia” e cerca di fare meglio capire che la comunicazione non è evento ma strategia, che non è  residuale ma sostanziale,  che non è politica ma servizio, che occorre farla professionalmente e che i professionisti sono i comunicatori pubblici. Capirlo e agire correttamente è un fatto di crescita culturale sia personale sia dell’organizzazione.

Questa premessa perché capita di ricevere segnalazioni e critiche (ciò e fisiologico); ma quando si parla senza conoscere, si entra nella non conformità dell’agire per conto della P. A. (ciò è patologico); è necessaria – evidentemente – una attenta valutazione da parte dei colleghi,  riconducendo tutto nell’alveo delle norme vigenti (L. n° 150/2000), negli ambiti propri, riferendosi alle attività e alle funzioni  per le “azioni” di comunicazione pubblica.

Nessun tipo di esitazione: abbiamo ragione nel denunciare un deficit culturale. Precisando che un “communication specialist” non è uno specialista della comunicazione (forse il vizio di utilizzare l’inglese inganna?) e quindi non rientra in alcuno degli ambiti della L. n° 150/2000, che regola, è bene ricordarlo, tutte le figure professionali specifiche. Un pasticcio all’italiana che si può evitare.

Cosa farà quindi il “communication specialist”? Se è in staff al Dirigente scolastico, lo si chiami portavoce ricordandosi però che non può avere alcun ruolo, né primario né di supporto, sia per le attività di comunicazione sia per quelle di informazione. Oppure gli si dia un altro nome, visto che l’art. 90 del TU Enti locali parla di uffici a supporto degli organi di direzione politica e non fa alcun riferimento alla comunicazione e neanche a “communication”.

È meglio essere responsabilmente consapevoli che consapevolmente irresponsabili.

A cura dell’Ufficio stampa

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