DEMENZA DIGITALE: l’intelligenza è démodé ?

febbraio 28, 2017 Commenti disabilitati su DEMENZA DIGITALE: l’intelligenza è démodé ?
DEMENZA DIGITALE: l’intelligenza è démodé ?

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I nostri studenti senza computer, smartphone e Internet oggi si sentono perduti e la  scuola promette esiti straordinari grazie all’uso della tecnologia. Non nascondendoci gli interessi economici in gioco ho provato a ragionare e cercare di informarmi sull’effetto dei media digitali sulla mente. Il libro “DEMENZA DIGITALE” del neuropsichiatra Manfred Spitzer fornisce alcuni dati scientifici sul fenomeno. I media digitali, computer, smartphone, console di gioco e televisione, cambiano la nostra vita. Molto spesso passiamo più tempo con essi (i giovani fino a oltre 7,5 ore al giorno) che a dormire. Il tempo trascorso con i media digitali lascia le sue tracce mnemoniche.

Il Dott. Spitzer afferma che i device siccome ci semplificano il  lavoro mentale, non sono adatti per l’apprendimento: più a lungo, e soprattutto in modo più approfondito, si elabora un contenuto, meglio lo si impara. L’utilizzo del cervello porta alla crescita delle aree cerebrali responsabili di una determinata funzione. Se il cervello non viene utilizzato, l’hardware neuronale viene smantellato. Con l’apprendimento le sinapsi, ovvero i legami tra i neuroni, si modificano e le capacità del cervello aumentano. I media digitali rendono superficiale il pensiero, distraggono e modificano anche lo stimolo a memorizzare nuovi contenuti. Immagazzinando il lavoro mentale su supporti digitali o nel cloud, si forniscono meno stimoli immediati al cervello: sapendo di aver archiviato qualcosa da qualche parte, non ci si pensa più.

L’autore volge poi la sua attenzione alla sempre maggior presenza di computer portatili nelle scuole. Alla luce della massiccia diffusione degli strumenti di scrittura digitale, non sorprende che sempre più spesso i bambini abbiano il loro primo contatto con la lingua scritta in questo modo. Gli studi indicano che questa accresciuta digitalizzazione della scrittura ha conseguenze negative sulla capacità di lettura dei bambini, i quali presentano maggiori difficoltà nel riconoscimento delle singole lettere.

L’autore non è meno critico neppure sui social network: soddisfano il bisogno fondamentale dell’uomo di avere contatti con il prossimo!  Ecco perché trascorriamo molto tempo a chiacchierare e spettegolare online! Ma questa nuova opportunità non ha solo risvolti positivi. L’anonimato della rete provoca una riduzione dell’autocontrollo e una corrispondente diminuzione dello sforzo per mantenere un comportamento sociale adeguato. In rete si può mentire, perseguitare, spillare soldi, essere aggressivi, diffamare e calunniare senza limiti. Ciò è particolarmente pericoloso in quei soggetti che non hanno ancora sviluppato un comportamento sociale e instaurano gran parte dei propri contatti sociali in rete. Nei nostri bambini la sostituzione dei contatti umani reali con i network digitali può provocare una riduzione del cervello sociale.

Ricordando che con la definizione nativi digitali si intende la generazione nata dopo il 1980, ovvero quando i computer e internet erano entrati ormai a far parte della vita quotidiana.  Con generazione Google si definiscono i rappresentanti più giovani (nati dopo il 1993) dei nativi digitali, che in pratica non hanno memoria dell’epoca antecedente a computer, internet e del motore di ricerca Google. L’autore si chiede se siano reali le presunte “abilità tecnologiche” ascritte a questa generazione.

Una rassegna approfondita della letteratura scientifica sul comportamento dei giovani nella ricerca di informazioni dimostra la superficialità delle ricerche in rete. Ai giovani risulta difficile valutare l’importanza di fonti diverse: non sono in grado né hanno la volontà di giudicare le fonti di informazione. Chi non conosce nulla di un determinato argomento non farà progressi usando Google. È necessaria una preconoscenza che funga da filtro per individuare tra i 50 o 50.000 risultati del motore di ricerca quelli importanti e mirati. Questa navigazione in superficie non permette di appropriarsi di un vero sapere, il quale si raggiunge con una continua rielaborazione, messa in dubbio, analisi e sintesi dei contenuti.

Le nuove generazioni di nativi digitali, inoltre, vengono allevate con un uso massiccio di video provenienti dalla TV o YouTube. Studi scientifici dimostrano che i bambini piccoli che guardano la baby-TV o i baby-dvd conoscono un numero nettamente inferiore di parole, ovvero mostrano un ritardo nello sviluppo linguistico, che invece mostra un progresso significativo laddove un genitore legge ad alta voce quotidianamente al suo bambino.

Uno sviluppo linguistico completo è un requisito imprescindibile per qualunque carriera scolastica. In altre parole: troppa televisione alla scuola materna riduce il livello d’istruzione complessivo di un individuo. Spitzer si concentra poi sull’effetto che certi videogiochi, in particolar modo quelli violenti, hanno sulla psiche dei ragazzi. Oltre al già studiato rapporto tra giochi digitali e cattivi risultati scolastici, viene evidenziato l’effetto di un’esposizione prolungata alla violenza: chi sperimenta scene di violenza digitale è insensibile alla violenza percepita come reale. I media digitali danneggiano la capacità empatica e le competenze sociali di bambini e adolescenti. È il fenomeno della desensibilizzazione: l’annullamento della capacità umana di provare compassione per il prossimo.

Nel libro viene analizzato anche l’effetto del multitasking digitale, cioè l’utilizzo contemporaneo di internet, smartphone e televisione, sulle nostre vite: il termine definisce l’esecuzione di molti compiti contemporaneamente ed è strettamente collegato al controllo cognitivo. I soggetti che utilizzano spesso più strumenti digitali hanno problemi a controllare la propria mente e sono meno efficienti nel passare da un compito all’altro. I media digitali ostacolano la capacità di autocontrollo e provocano stress.

Infine l’autore si concentra sugli effetti che i media digitali hanno sul sonno, il ruolo che giocano nella depressione e nella dipendenza e fornisce un decalogo di buone abitudini per formare e mantenere in salute il proprio cervello:

  • mangiare sano
  • dedicare mezz’ora al giorno al movimento
  • “pensare di meno” concentrandosi sul momento presente senza rimuginare
  • puntare a obiettivi realizzabili
  • aiutare gli altri
  • spendere il denaro per attività e non per oggetti
  • ascoltare musica in maniera consapevole
  • cantare
  • sorridere
  • semplificarsi la vita
  • chiacchierare
  • passare del tempo nella natura
  • evitare i media digitali…..

I media digitali fanno parte della nostra cultura e rappresentano uno strumento che ci facilità la vita e ci intrattiene; non si tratta dunque di combatterli o eliminarli ma di usarli in modo consapevole evitando di riempire di spazzatura le menti delle prossime generazioni.

NAMASTE’ #featuringGabbana #occidentaliskarma

Foto LaPresse/ Gian Mattia D'Alberto 11-02-2017 Sanremo (IM) spettacolo 67mo festival della canzone italiana Puntata finale nella foto: Francesco Gabbani Photo LaPresse/ Gian Mattia D'Alberto 11-02-2017 Sanremo (IM) 67th festival of Italian songs In the picture: Francesco Gabbani

Foto LaPresse/ Gian Mattia D’Alberto
11-02-2017 Sanremo (IM)
nella foto: Francesco Gabbani

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