WELFARE STATE: Valori e compiti delle Istituzioni politiche tra libertà e solidarietà

aprile 22, 2017 Commenti disabilitati su WELFARE STATE: Valori e compiti delle Istituzioni politiche tra libertà e solidarietà
WELFARE STATE: Valori e compiti delle Istituzioni politiche tra libertà e solidarietà

Condividiamo, come di consueto, una documentazione in preparazione del Corso di incontri sullo Stato sociale nel pensiero politico contemporaneo (il primo incontro si terrà mercoledì sera 3 maggio al Convento di San Domenico di Bologna). Si tratta delle Introduzioni ai volumi del Relatore prof. Claudio De Boni, Lo Stato sociale nel pensiero politico contemporaneo, 1. L’Ottocento, Firenze University Press;  II. Il Novecento. Parte prima: da inizio secolo alla seconda guerra mondiale.  La prossima settimana trasmetteremo l’Introduzione a  III. Il Novecento: dal dopoguerra ad oggi.

Le Introduzioni ci sono sembrate didatticamente interessanti  perché presentano, in sintesi,  una ricostruzione delle vicende dello Stato sociale come “fatto”, al di là delle rappresentazioni e delle interpretazioni del pensiero politico.

L’Introduzione all’Ottocento considera le tre grandi aree inglese, francese e tedesca. In Gran Bretagna si parte dall’esperienza, ancorchè tanto contradditoria, della poor law (legge per l’assistenza ai poveri) che con i suoi istituti precede e poi accompagna le trasformazioni sociali indotte dalla rivoluzione industriale. In Francia il momento sorgivo è la crisi costituzionale del 1848, nel quale al  confronto istituzionale per la soppressione  della monarchia a favore della repubblica, le prime manifestazioni di lotta di classe in senso moderno  accompagnano la rivendicazione  del riconoscimento costituzionale del diritto al lavoro. Proprio in stretta dipendenza con gli avvenimenti del 1848, Lorenz von Stein, teorico del Sozialstaat tedesco, vedrà nella società civile operare una logica fondamentale di dominio e di appropriazione di servizi altrui, a partire dal lavoro, al contrario di quanto può avvenire nello Stato, dove si stabiliscono regole e diritti validi universalmente. La Germania bismarkiana, è noto, tra il 1883 e il 1889 disegna il modello più compiuto di Stato sociale dell’epoca, imponendo l’obbligatorietà delle assicurazioni sociali per l’intero settore degli operai dell’industria  e dei braccianti agricoli. Tuttavia non si tratta certo di uno Stato favorevole all’iniziativa  sindacale e al partito della classe operaia, insomma lo Stato può non essere un regno di libertà.  Clicca e scarica Claudio De Boni Introduzione all’Ottocento.pdf

Nel primo decennio del Novecento è l’Inghilterra a porsi più decisamente sul solco dell’esempio tedesco, ma senza presupporre argini particolari di contenimento delle forze del lavoro, anzi vedendo con speranza  l’emergere di un partito della classe operaia proiettato verso il successo elettorale.   Ciò non toglie che le politiche sociali presentino anche un valore di contenimento del conflitto, quando esso emerge particolarmente acuto, specialmente nel primo dopoguerra. Pur non costruendosi organici sistemi di intervento sociale, in Europa il piccolo patrimonio di esperienze previdenziali e assicurative pubbliche o con sostegno pubblico si espande in più direzioni, anche in Italia. Sul piano progettuale si segnala l’esperienza costituzionale della Repubblica di Weimar, laboratorio del futuro non solo per le sue realizzazioni, ma anche per i suoi fallimenti. Se lo stato sociale contemporaneo  era nato attorno a complesse misure d’ordine previdenziale-assicurativo, la “grande crisi” del 29 porta alla ribalta il problema del lavoro, o meglio della sua mancanza. Gli Usa individuano obiettivi e modalità di intervento pubblico del tutto inusitati. Il saggio di De Boni  si volge all’esperienza scandinava (svedese in particolare), che proprio negli anni Trenta pone le basi di un modello di welfare state tra i più riusciti, unendo alle politiche di sviluppo quelle sociali e inclusive, rincorrendo con successo il piano impiego. Dopo alcuni accenni alle esperienze dello stato sociale totalitario (nazista e fascista) l’Introduzione alla prima metà del 900 si conclude con i due piani Beveridge elaborati nel 42 e nel 44, frutto maturo dell’incontro tra la cultura liberale riformatrice  e la cultura socialista democratica. Clicca e scarica Claudio De Boni Introduzione alla prima parte del 900.pdf

Buona lettura e un caro saluto.

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