“Maja, storie di donne dalla Majella al Gran Sasso”: IL TEATRO CHE RESTITUISCE IL PASSATO

Maggio 23, 2017 Commenti disabilitati su “Maja, storie di donne dalla Majella al Gran Sasso”: IL TEATRO CHE RESTITUISCE IL PASSATO
“Maja, storie di donne dalla Majella al Gran Sasso”:  IL TEATRO CHE RESTITUISCE IL PASSATO

A teatro per ricordare come eravamo oppure  IL TEATRO CHE RESTITUISCE IL PASSATO

“Nu’ patre po’ campa’ cente feijje, ma cente feije non po’ campè nu patre “

“Lu diavele fa li pignate e li femmine fa li cuperchijie”

“A fijjemè lu còre della mamm, e lu crepacòre de lu pàtre”

“Pancia a punta …..

Quanti detti popolari, quanti proverbi che riguardavano le donne; quanta storia che si perde nella notte dei tempi.

Ottima operazione culturale quella di riportare alla luce i tesori dimenticati della cultura popolare abruzzese. Narrazioni diffuse e tramandate che parlano della saggezza che ispirava la gente d’Abruzzo nella vita quotidiana, nell’intento di comprendere ed interpretare il senso dell’ esistenza, ma anche i pregiudizi, gli stereotipi e le superstizioni di cui tale antica saggezza si nutriva.

Ciò che é vivo e ciò che é morto di quella dimensione lontana, di quella incantata atmosfera si intrecciano e si mescolano sfumando i contorni, ma sicuramente permettono una visione d’insieme che ci fanno comprendere le radici culturali sulle quali si poggia il presente e si proietta il futuro.

Fare teatro allora è forse il modo migliore per rappresentare e conservare nel cuore e nella mente il nostro passato.

L’ Associazione MURE’ TEATRO di Pescara, ospite della scuola, ha allestito uno spettacolo, “Maja, storie di donne dalla Majella al Gran Sasso“, dedicato alle fatiche e ai sogni e alle illusioni di felicità delle donne della tradizione abruzzese, originale risultato del lavoro di ricerca etnologica compiuta da Francesca Camilla D’Amico autrice e unica attrice in scena. Un pezzo teatrale condito di evidente ironia ed autoironia, scanzonata giocosità e desiderio di intrecciare una precisa trama ludica. Un ‘ora di spettacolo alla ricerca del tempo perduto.

Nel dopo-spettacolo uno spazio per domande e spunti di riflessione dei ragazzi.

Come docente che cura il progetto alternanza scuola- lavoro per due classi che assistono allo spettacolo mi accorgo subito del valore di quanto sto vedendo ed ascoltando e annoto quindi lo scambio di battute, di subitanee intuizioni che corrono nel pubblico, i validi suggerimenti che i nostri ragazzi stanno ricevendo da parte di chi ha scelto di “costruirsi un lavoro su misura”.

Tramite le tante curiosità espresse dai ragazzi e i chiarimenti richiesti all’attrice- regista, sulla base della sua esperienza, si è ottenuta una vera e propria intervista sulla possibilità, nell’attuale momento storico , di organizzare un percorso di imprenditorialità giovanile che riguarda il teatro.

Consideriamo anche che Francesca è una nostra straordinaria ex alunna: molti di noi la portano nel cuore e seguono i suoi passi. Ha cominciato a “fare teatro” proprio nella compagnia “quelli del Marconi” prima di laurearsi con Lode in Arti e Scienze dello Spettacolo all’Università “La Sapienza” di Roma, diplomarsi nella Scuola di Recitazione del Piccolo Teatro del Me-Ti e proseguire l’altra formazione teatrale con maestri internazionali. E’ coinvolta in molti progetti sperimentali; ha in agenda futura tourne’ e collaborazioni ad alto livello.

Riporto solo alcune delle questioni dibattute, rielaborando gli appunti dei miei alunni.

INTERVISTA A FRANCESCA DEL TEATRO MURÈ:

Cosa ti ha spinto a intraprendere la strada del teatro?

Mi sono accorta presto che il teatro soddisfava il mio bisogno di capire le cose, le persone e le situazioni. Mi portava a sperimentare nuove modalità di comunicazione spingendomi ad approfondire e a dare il meglio di me stessa. Per realizzare il mio sogno ho però dovuto esercitare la mia volontà e dedicarmi allo studio perché attori e, più in generale, operatori del teatro non ci si improvvisa.

È quello che vuoi continuare a fare di lavoro?

….È quello che voglio continuare a fare? Penso proprio di sì! È una mia precisa scelta per il futuro. Mi sono dedicata anche ad altre mie passioni, ad es. il volley e all’attività agonistica, arrivando a un certo livello ma poi ho abbandonato per alcune difficoltà incontrate, ma soprattutto perché attratta dalle soddisfazioni che nel frattempo il teatro mi dava, quindi con caparbietà e concentrazione, che suggerisco anche a voi, ho dedicato a questo tutte le mie energie. Mi sono servite: progettualità ed umiltà nell’accettare anche gli errori e guardarmi dai “falsi amici”.

Cosa hai fatto per preparare questo spettacolo?

C’è stata una fase di preparazione in cui, supportata anche dalla mia compagnia con cui programmo e discuto tutto, ascoltavo le donne molto anziane, chiedendo di raccontare storie ed esperienze della loro giovinezza. Pensate: alla loro morte, se nessuno registra i loro racconti, tutto il patrimonio culturale di cui sono portatrici svanirà nel nulla!

Il filo conduttore è stato l’universo femminile e come si sia dipanata nel tempo la loro umile, piccola storia che si è intrecciata con la grande storia. Poi ho selezionato e ” ricucito” il materiale raccolto per far scaturire una trama e un ordine. Sono partita dal presupposto che nel teatro anche gli oggetti hanno un’anima, una loro vita, senza usare le parole: oggi sulla scena mi basta un tavolo, pochi oggetti, uno scialle e…una piantina di basilico che parla ( ! ) per dare spazio alla voce sommessa e nascosta delle donne del passato.

Come ti è venuto in mente di mollare tutto il resto ed affrontare l’incertezza del futuro ?

“Mi sono resa conto che le persone hanno bisogno di ascoltare le storie della loro terra e che non ci si può dimenticare delle proprie radici. Questa città ha bisogno di questo tipo di teatro per riconoscersi e recuperare i valori dell’ identità. Se non si sa da dove si viene …non si sa dove andare! Questo mi ha convinto che poteva essere la strada giusta per il mio futuro lavorativo, recuperando il dialetto e facendo cogliere agli spettatori la nobiltà del teatro popolare.

Consiglio: dovete ascoltare l’istinto per fare la scelta giusta, non lasciarsi scoraggiare nella realizzazione dei propri sogni ma perseverare, crederci fino in fondo.

Come lavorate all’interno della compagnia?

Prevalgono la parte imprenditoriale e lo spirito di equipe. Si deve fare la gavetta in quanto non si arriva subito a lavorare con i teatri, le scuole e gli Enti : occorre farsi conoscere ed apprezzare come persone, oltre a proporre un prodotto originale. Importante anche la dimensione orizzontale: tutti contribuiamo alla crescita dell’associazione. Siamo un’associazione ben organizzata. Ci auto-tassiamo per far fronte alle spese, e per noi non conta solo il compenso ma quello che via via costruiamo nell’Instaurare una relazione profonda con gli altri. La nostra intenzione è portare il teatro anche nei quartieri più poveri perchè il teatro è sempre una scelta politica, di intevento ed equilibrio sociale sul territorio. Ma anche vogliamo portarlo lontano per far conoscere l’Abruzzo o “riconsegnarlo” agli abruzzesi che per lavoro vivono all’estero.

Quali capacità o doti sono necessarie?

Lo spirito di iniziativa sicuramente. Il teatro non è fatto solo di creatività e non ci si occupa solo dell’operazione artistica in sè, bensì della parte organizzativa e finanziaria. Intanto bisogna sapersi inventare ogni giorno, leggere, studiare, informarsi del proprio tempo senza escludere il passato.

Chi ti ha aiutato nel percorso?

I genitori che hanno creduto in me, i miei Maestri/e, le borse di studio per continuare gli studi e risolvere difficoltà economiche. Al Marconi ho iniziato con dei corsi di teatro e alcune persone mi hanno orientato. lo studio delle lingue mi ha aiutato notevolmente nell’interagire con culture differenti. Non ascoltare la voce che ti dice: chi te lo fa fare? Non c’è la puoi fare. Tante cose si possono lasciare e non avere paura una volta scelto, non tornare indietro, puntando sugli Incontri di persone giuste e sulle situazioni opportune.

Ti penti di qualcosa o credi che ti pentirai?

Per ora non mi pento di nulla! Non so se lo farò ma non credo neppure in futuro.

Il problema più grave è l’indifferenza: cercate, voi giovani, di non caderci. Abbiate sempre dei grandi progetti e realizzateli. Osate fare vedere quanto valete e non abbiate esitazione nell’affermare le vostre idee pIù costruttive. Fate tesoro di ciò che dicono gli altri, quelli che stimate e da cui potete trarre ispirazione. Seguite sempre l’istinto nella scelta di quello che volete fare nel lavoro e nella vita.

Una bella testimonianza e una lezione attiva di teatro.

Prof.ssa Adria Scarcella, Docente di Filosofia e Scienze umane

Liceo statale G. Marconi di Pescara

COMMENTI DEI RAGAZZI CHE HANNO ASSISTITO ALLO SPETTACOLO

  • Lo spettacolo ha rappresentato la condizione delle donne abruzzesi tra la fine dell’800 alla seconda metà del 900. Si deve sempre mantenere la memoria storica, ricordare ogni piccolo evento che ha caratterizzato la storia della regione in cui viviamo perciò penso che sia stato basilare questo spettacolo. Esso dovrebbe far fiorire in noi interesse per quella tradizione e quella cultura che rimangono alla base della società. L’attrice è riuscita ad interpretare più ruoli contemporaneamente. Trasmettendo le emozioni di tutti i personaggi.
  • Il teatro mi è piaciuto molto . Colei che ha recitato è stata molto brava e capace di intrattenere il pubblico. Consiglio di assistere ad altri spettacoli.
  • Molto incisivo ! Mi ha aiutato a ricordare la mia tradizione. Simpatico e coinvolgente ci ha insegnato l’importanza dei ricordi, che mi hanno felicemente fatto pensare a mio nonno.
  • Lo spettacolo è stato emozionante e formativo perché tratta della nostra vera lingua che caratterizza la storia millenaria della terra di Abruzzo.
  • Mi è piaciuto molto perché mi ha fatto ripensare ai racconti n dialetto della mia bisnonna. Inoltre ha messo in rilievo la forza della donna abruzzese e il suo valore.
  • Per me l’esperienza è stata significativa perché l’attrice, oltre a recitare proprio bene, ci ha dato consigli importanti per il futuro quando ci scontreremo con l’università o il mondo del lavoro.
  • L’interprete ci ha fatto molto divertire poiché tutto il racconto è stato in dialetto e rappresentava la vita di un tipico abruzzese. La protagonista ci ha reso partecipi delle storie vere che raccontava.
  • Mi piace il concetto: il dialetto fa parte della cultura di una zona. Il dialetto può rappresentare le nostre radici; deve essere tramandato e mai dimenticato.
  • Ci ha fatto ricordare le nostre tradizioni a partire dal dialetto. L’attrice, coinvolgente nell’ interpretare storia e personaggi, è stata avvincente anche con il pubblico.

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