I processi formativi nel 54° Rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese

Dicembre 9, 2020 Commenti disabilitati su I processi formativi nel 54° Rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese
I processi formativi nel 54° Rapporto CENSIS sulla situazione sociale del Paese

Riportiamo la sintesi del capitolo “Processi formativi” del del 54° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2020.

La
scuola dalla Dad alla Ddi, guardando al dopo emergenza.
Di
fronte all’emergenza, solo pochissimi istituti scolastici hanno
scoperto di essere attrezzati per rispondere alla domanda di
didattica a distanza. L’82,1% dei 2.812 dirigenti scolastici
intervistati dal Censis ad aprile afferma che le differenti dotazioni
tecnologiche e la diversa familiarità d’uso sono stati un ostacolo
sia tra i docenti che tra gli studenti. Per il 74,8% dei dirigenti la
didattica a distanza ha di fatto ampliato il gap di apprendimento tra
gli studenti. Per l’85,4% c’è stato un maggiore impegno dei
genitori, soprattutto per gli alunni delle scuole del primo ciclo
(94,4%), meno alle superiori (67,6%). Si è proceduto in ordine
sparso: lo pensa il 61,1% dei dirigenti. Ma il 95,9% è molto o
abbastanza d’accordo sul fatto che la Dad è stata una
sperimentazione utile l’insegnamento. Secondo l’84,3% in futuro
vi si ricorrerà più spesso, in modo integrato con le attività in
aula.

Iefp
e Covid-19: cosa è successo nei centri di formazione professionale.

Sono oltre 300.000 i ragazzi che ogni anno frequentano, in
alternativa alla scuola secondaria di secondo grado, percorsi
triennali o quadriennali di istruzione e formazione professionale
(Iefp) per acquisire una qualifica o un diploma professionale. Una
indagine del Censis, che ha coinvolto un panel di 115 centri di
formazione professionale, evidenzia come la maggioranza di questi
centri sia riuscita a elaborare rapidamente una proposta alternativa
in modalità Fad: il 71,4% entro al massimo due settimane e solo nel
6,3% tutte le attività formative si sono interrotte durante il
lockdown. Nonostante la pronta risposta, le criticità organizzative
ci sono state e il 72,1% degli intervistati lamenta l’assenza di
una regia unitaria a livello nazionale. Solo il 36,7% delle strutture
era già attrezzato per la Fad, almeno dal punto di vista
tecnologico, ma solo l’8% l’aveva già utilizzata.

L’università
ai tempi del Covid-19.

Anche le università hanno dovuto contrastare la pandemia
riorganizzando la didattica. Le informazioni raccolte attraverso una
indagine del Censis sui rettori svolta nel mese di maggio
restituiscono l’immagine di un sistema reattivo. Sui 61 atenei
rispondenti, 42 avevano completato il passaggio alla didattica a
distanza entro una settimana dal lockdown, i rimanenti per lo più in
due settimane. Per circa la metà dei rettori la combinazione di una
preesistente infrastruttura tecnologica con la disponibilità di
adeguate expertise all’interno dell’ateneo ha bilanciato gli
insufficienti finanziamenti pubblici necessari per gli adeguamenti
organizzativi.

Il
supporto del terzo settore nella fase dell’emergenza educativa.

Nel 2018 erano attivi più di 359.000 enti non profit (+6,9% rispetto
al 2015), che impiegavano poco meno di 844.000 dipendenti. Da una
rilevazione del Censis risulta che il 41,1% degli enti ha attivato ex
novo servizi territoriali a favore della popolazione per arginare le
nuove povertà originate o acuite dalla crisi. Per gli enti del terzo
settore che hanno l’istruzione e l’educazione all’interno della
propria mission, l’ascolto telefonico e la distribuzione di
alimenti alle fasce deboli della popolazione hanno rappresentato
rispettivamente il 20,3% e il 10,6% della loro nuova offerta, mentre
i servizi di supporto alla didattica online e di sostegno alla
socialità dei minori hanno ne hanno rappresentato rispettivamente il
31,5% e il 19%. A queste si aggiungono nuove attività per il
contrasto della povertà educativa di minori e adulti: l’offerta di
attività artistiche e culturali online (il 25,2% della nuova
offerta), la distribuzione di device elettronici e multimediali,
fondamentali per l’erogazione della didattica a distanza (14,5%).
Per gli enti che svolgevano attività educative prima della crisi,
gli alunni delle scuole primarie e secondarie sono stati l’utenza
di riferimento del 76,2% della nuova offerta messa in campo e i
bambini da 0 a 6 anni il 49%, a fianco delle persone in difficoltà
economiche (55%).

Più
informazione e formazione per affermare la centralità delle
competenze digitali.
Nel
2019 la quota di italiani di 14-74 anni con un livello di competenze
digitali di base o superiori era pari al 42%, un valore inferiore di
14 punti rispetto alla media europea (56%) e molto distante da Paesi
Bassi (79%), Finlandia (76%) e Svezia (72%). Dopo l’Italia si
collocano, in penultima e ultima posizione, Romania (31%) e Bulgaria
(29%). Gli analfabeti digitali sono più presenti nelle classi di età
più elevate (il 14% tra i 65-74enni e il 30% tra i 55-64enni), meno
tra le nuove generazioni (il 65% dei 16-24enni possiede adeguate
competenze digitali). Solo il 18% delle persone con un basso livello
di istruzione è digitalmente competente. Tra le barriere al
miglioramento delle proprie competenze vi sono la carenza di
opportunità formative (30%), la mancanza di tempo (27%), il costo
(20%). Ma il 24% degli italiani non sente il bisogno di migliorare le
proprie competenze.

Fonte:
Censis

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